Ho ascoltato "Il mio canto libero" di Battisti in cuffia mentre il treno rallentava a Garibaldi, e per tre minuti non ho pensato a un cazzo: né al cliente che mi ha cambiato le specifiche per la quarta volta, né al mutuo che mi mangia lo stipendio, né a mio padre che fissa il muro da quando mamma non c'è più. È una canzone che conoscevo a memoria da piccolo, la metteva lui in macchina andando al mare, ma ieri l'ho sentita diversa — come se Lucio mi stesse dicendo che va bene così, che il casino