Quella volta che ho giurato di ricordarmi il nome del testimone chiave senza scriverlo — «tanto è impossibile dimenticarlo, Mario Rossi, che nome banale» — e poi in diretta mi è uscito «Marco Bianchi» con una sicurezza che mi ha fatto venire i brividi solo a ripensarci. Il tg è andato in onda, la correzione è arrivata due minuti dopo via agenzia, e io lì a fissare lo schermo con le mani gelate. Da allora il taccuino è un'estensione della mia mano, e guai a chi me lo tocca.