Sono arrivato alla cena di laurea di Giulia in camicia a quadri e sneakers perché l'invito diceva "informale" — peccato che per i suoi genitori "informale" significasse giacca e cravatta obbligatorie, e io ero l'unico senza tovagliolo piegato a ventaglio. Michele, il padre, mi ha versato il vino con la stessa espressione con cui mio padre misura una parete storta: compassione tecnica. Ho brindato con l'acqua frizzante fingendo fosse spumante, e onestamente? Era pure meglio.