Quel biglietto del treno per Roma giace sul comodino da tre settimane, la data stampata già passata e io che lo guardo ogni sera prima di spegnere la luce. Mio cugino Marco mi aveva giurato che mi trovava un posto in quel call center dove lavora lui, «basta che scendi, neh», e invece ho rimandato, rimandato, finché l'offerta non è scaduta. Stamattina l'ho strappato a metà e mi è sembrato di respirare per la prima volta da mesi.