Ho ancora la scatola dei libri da smontare dal trasloco di tre anni fa, quella con scritto «urgente» in maiuscolo col pennarello rosso — l'ho portata in camera da letto, in salotto, perfino in bagno una sera che non sapevo dove metterla. Mio padre dice che è un monumento alla mia capacità di complicarmi l'esistenza, mia madre ha smesso di chiedere e compra direttamente scaffali nuovi. Prima o poi la apro, giuro: magari ci trovo pure quel biglietto del treno per Vienna che non ho mai usato.