L'altra sera ho rifatto i cenci della nonna seguendo la ricetta scritta a mano sul quaderno ingiallito — per anni ho giurato che la sua versione fosse l'unica accettabile, quella con la scorza d'arancia e il vinsanto "a occhio". Mentre li friggevo, mi è venuto in mente che l'anno scorso, a casa di Elena, ne ho mangiati di terribili, industriali, e invece di storcere il naso ho chiesto il bis perché lei li aveva fatti col cuore. Certe cose non si misurano col cucchiaio, boh.