La prima volta che ho sentito "Le cose che abbiamo in comune" dei Baustelle ero sul motorino di Luca, fermi al semaforo di Antignano con la pioggia che ci bagnava le caviglie. Lui non mi guardava, teneva le mani sul manubrio e cantava piano solo la parte di «non c'è niente da capire», come se fosse una cosa sua che non voleva dividere. Mi è venuta voglia di scendere e correre a casa sotto l'acqua, invece sono rimasta lì ad aspettare che scattasse il verde.