Quel pomeriggio in cui ho sentito "Le cose che abbiamo in comune" alla radio dell'auto mentre tornavo da Muggia, ho dovuto accostare perché mi tremavano le mani. Non era la melodia, era quel verso sui "figli che non farò" che mi ha preso allo stomaco e non mi ha più mollato. Da allora, ogni volta che la sento, mi sembra di rivedere la luce arancione del tramonto sul golfo e sento ancora quel nodo in gola.